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mercoledì, 16 maggio 2007 - 22:14

ahhhh!!!! oggi ho creato questo stupendo post.....divertitevi come ho fatto io.....

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CHI ESONERIAMO OGGI?
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 No dico....e cosa c'è di meglio che finirre una giornata di duro lavoro prendendo in giro la squadra piu' odiata?????
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immagineAlza la cornetta......l'interista ti aspetta!!!!!


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immagineQual è piu' falso secondo voi???? penso di non avere dubbi.....

immagine Ma perchè hanno rubato qualcosa???? Nooooo......hanno stravinto sul campo senza MILAN,FIORENTINA,LAZIO,JUVENTUS.....meno male che c'era il PALERMO.....

immagine  Ohhh....i passaporti falsi......mah.....non ci sono piu'......

 
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Ecco perchè l'inter non vinceva mai......c'erano anche le altre squadre in campo......


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martedì, 08 maggio 2007 - 14:43

io ho giocato ieri sera........

io ho giocato ieri e debbo dire che nonostante abbia perso mi sono divertito un mondo!!! E lo sapete perchè????Perchè ho fatto quello che desideravo da tempo......ho giocato con il logo di NOCERINO sul gilet e con la scritta BISCO!!!!! E voi direte....perchè BISCO???? Perchè BISCO è il mio soprannome....simpatico e tondeggiante come il proprietario.Unica consolazione è che monsieur BALLOTTA di vicenza,categoria NAZIONALE,ha vinto il girone ed a questo punto non mi rimane che tifare per lui......Altra consolazione, a fine partita l'arbitro mi ha fatto i complimenti per il bel gioco espresso....con tutte le bufere che si stanno scatenando sugli arbitri un bel 10 se lo merita proprio.....W TUTTI GLI ARBITRI....

locandina


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- 14:21

ho voluto pubblicare questo bellissimo articolo sul mio blog perchè l'ho trovato intelligente e molto veritiero.....

 
Notizia del 8 maggio 2007 - 12:00
Se il calcio è marcio
Doping, bustarelle, partite combinate, arbitri al miglior offerente, teppisti e scandali a base di sesso. Quando lo sport più bello del mondo si trasforma in uno schifo. "Tutto il marcio minuto per minuto", il romanzo nero del calcio italiano
Come trasformare lo sport più bello del mondo e lo spettacolo più amato dagli italiani in uno schifo. Lo raccontano due grandi del giornalismo italiano: Enzo Catania e Mario Celi in "Tutto il marcio minuto per minuto" (edizioni Piemme). Un vero e proprio romanzo nero del calcio italiano, tutto dedicato ai mali che dai suoi albori fino ai giorni nostri hanno segnato il degrado del pallone nostrano, vincente spesso sul campo, ma perdente fuori. Doping, bustarelle, partite combinate, arbitri al miglior offerente, teppisti tollerati e (troppo spesso) patrocinati dalle società, televisioni sempre più invadenti che con la loro montagna di soldi fanno il bello e il cattivo tempo. Scandali a cui i tifosi italiani sono ormai abituati, che quasi ineluttabilmente si ripetono nel tempo con attori diversi e con modalità sempre più raffinate e che ogni volta seminano rabbia e indignazione. Il caso doping, per esempio. Nel libro non solo i retroscena dei clamorosi e (per certi versi vergognosi) processi degli ultimi anni, ma anche il racconto della tragedia delle vittime delle "bombe" degli anni 60 e 70, calciatori morti misteriosamente divorati da malattie incurabili solo pochi anni dopo avere appeso le scarpe al chiodo. Storie che danno la misura di uno sport ormai trasformato in show, con troppi miliardi che lo condizionano. Storie che danno quasi la nausea a chi ama il calcio, come i molti altri aneddoti e ricostuzioni che animano questa sorta di antologia del malaffare pallonaro: dalle moviole taroccate alle partite vendute per pochi spiccioli, dagli arbitri a libro paga di Moggi ai calciatori arrestati negli spogliatoi ai tempi del Calcioscommesse, i retroscena delle acrobazie contabili dei bilanci e dei passaporti contraffatti, fino alle violenze gratuite degli ultras sempre più cattivi e sempre più tollerati. Decine di racconti e ricostruzioni che gettano ombre lunghe sul passato e sul presente dello sport più amato dagli italiani, ma che fanno intravedere la speranza di un futuro più luminoso. Ne parliamo con uno dei due autori, Mario Celi, storico inviato del Giorno, attualmente caporedatore centrale de Il Giornale.

Piuttosto che Moggiopoli nel libro avete preferito utilizzare la parola "Scontopoli", perché?
Abbiamo usato le parole Calciopoli e Scontopoli, perché non si tratta solo di Moggi, dei maneggi veri o presunti (più veri che presunti) dell'ex direttore generale della Juventus, come dimostrano le intercettazioni che riguardano altri soggetti, a cominciare dai vertici federali. Non c'era una cupola, dicono i giudici, ed è probabile che sia così. Diciamo che c'era un sistema allargato di cui facevano parte anche altre persone, non solo Moggi che è stato usato un po' come capro espiatorio, indicando in lui tutti i mali del calcio italiano. Ma non sono tutti in lui.

Borrelli ha detto che Calciopoli non è finita, che cosa c'è da aspettarsi?
Una grande amnistia, perché se si va al processo penale è finito il calcio. Rischiamo uno tsunami come quello che in questi giorni sta coinvolgendo il ciclismo. Borrelli cercava dei pentiti che non ha trovato, anche perché non essendo previste, nella giustizia sportiva, sanzioni gravi per quel tipo di reato, non essendoci lo spauracchio del carcere insomma, che invece ai tempi di Tangentopoli ha fatto confessare tanti, qui si è trovato di fronte a quello che lui stesso ha definito "un muro di gomma". Bisogna aspettarsi delle indagini forse un po' più approfondite e un po' più serie, almeno a livello processuale, dei giudizi più ponderati e sulla base di carte e di prove e non di stati emotivi.

Avete raccontato un secolo di malefatte nel mondo del calcio: un paio su tutte che le sono rimaste impresse?
Le più divertenti: dalle reti rubate per andarle a mettere nei pollai, agli albori del calcio rubato nei primi del Novecento alla serie di intrighi a base di bei ragazzi e belle ragazze, sesso e giochi in cui vengono fuori le ingenuità di quelli che poi appaiono come i leoni della domenica. D'altra parte sono rimasto molto colpito negativamente, con amarezza e partecipazione emotiva, da tutto quello che riguarda invece la salute. Non l'abuso dei farmaci, che personalmente ritengo necessario visti i ritmi del calcio agonistico di oggi. Ma le droghe, il doping e le azioni di tutti quelli che possono aver approfittato della buona fede di giovani atleti, per fare magari della sperimentazione di carattere medico-farmaceutico.

Il problema degli ultras si risolve responsabilizzando le società, come sostengono alcuni, o esattamente l'opposto, come sosteneva il presidente del Catania subito dopo l'omocidio Raciti?
Il presidente del Catania sosteneva una cosa sacrosanta: non si può addossare alla società di calcio la responsabilità di tutto quel che avviene dentro e fuori dallo stadio. Anche perché se no si è perennemente sotto ricatto, dentro dove potresti dire la tua come società e fuori quando le bande violente sono assolutamente incontrollabili. Ritengo che, nel caso specifico, quello sulla repsonsabilità oggettiva sia un istituto assolutamente da rivedere.

Tribunali, doping, contabilità creativa, donnine, sesso... Qual è la parte più divertente degli scandali del calcio?
Indubbiamente donnine e sesso. Il resto è tristezza e amarezza, alcune cose sono dolorose, altre indignano.

Nel libro scrivete: «Gli atleti vengono considerate macchine da stadio, da far funzionare sempre e comunque. Il guaio è che piuttosto che esporsi e raccontare, sono portati a guardare con sospetto chi pone certi interrogativi». Perché?
Perché sono ragazzi, perché i calciatori sono personaggi, diventano vip, hanno a disposizione un reddito che la gente comune si sogna. Sicuramente l'ambiente è migliorato, ma il retroterra culturale è ancora molto quello di gente che si mette a tirare calci al pallone da ragazzino. Il miglioramento del proprio profilo, della crescita culturale che è anche crescita umana, viene demandato troppo spesso alla buona volontà del singolo.

«Anche il Papa è della Gea» diceva Moggi, quale ruolo vedete per lui nel calcio?
Di imperatore, ma imperatore decaduto.

Che futuro lasciate intravedere per questo sport, al termine del vostro libro?
Quello di un calcio che possa essere pulito. Anche noi ci siamo accodati a quel che si dice dopo ogni grande scandalo: serve pulizia, bisogna fare pulizia. Speriamo che prima o poi si faccia davvero.

Massimo Mencaglia


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giovedì, 03 maggio 2007 - 21:13

E NON AGGIUNGO ALTRO.....SI COMMENTA DA SOLO....

3 maggio 2007 - 16:50
Taormina sa

 

Il celebre penalista dichiara in un'intervista di sapere chi è l'assassino del piccolo Samuele Lorenzi, ma di non aver intenzione di dirlo per ripicca nei confronti della sua ex assistita, Annamaria Franzoni. E l'Ordine degli avvocati non dice nulla?

 

 
di Lawrence

Non so se ridere o piangere avendo appena finito di leggere un articolo del Corriere in cui l’avv. Taormina spiega di avere le chiavi per risolvere il mistero di Cogne ma siccome la Franzoni gli sta antipatica la lascerà (se davvero sa la soluzione al mistero) marcire in prigione finché il malcapitato Presidente della Repubblica di turno non la grazierà. Cito:

Con me Annamaria sarebbe stata assolta, lei ha perso una grande occasione. Grazie alla mia esperienza io avevo capito che i giudici togati erano colpevolisti. L’unica chance per l’assoluzione l’avevo in mano io: spaccare i giudici popolari dai togati.

e ancora:

Per Annamaria ho fatto moltissimo. Nella mia carriera non ho mai conosciuto un’ingratitudine simile. Dico alla mamma di Samuele che, con il suo atteggiamento denigratorio e ingrato, ha commesso un gravissimo e irrimediabile errore. Ma chi è causa del suo mal, si dice, pianga se stesso…

Sembra anche che la Franzoni sia una primadonna (ma quello s’era capito).

Il signor Taormina parlando del mistero e della sua eventuale soluzione:

Lo dirò a sentenza definitiva perché nessuno lo merita, visto quel che è successo nell’ultimo doloroso e irritante atto di questo processo

e ancora:

Di questa storia non mi interessa più niente. Annamaria non merita più niente. Lo sa quale sarà la soluzione del caso? La grazia di Napolitano.

Ecco perché tutti adoriamo Taormina, è un uomo tutto di un pezzo.

Tratto da: Nero per caso


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lunedì, 16 aprile 2007 - 18:26

SONO TORNATO!!!!!!

striscionedelpiero

E chi l'ha detto che allo stadio c'è sempre e solo violenza.......qualche volta si vedono anche battute simpatiche....battute che fanno bene al calcio e al mondo purtroppo sempre corrotto che lo circonda! No perchè mica penserete sul serio che fatto fuori moggi siano tutti puliti e con l'aureola in testa???? Se rispondete di si siete degli illusi oppure interisti....se rispondete di no vuol dire che la testa non serve solo a dividere le spalle ma funziona.Oggi sono contento,il lavoro mi va' bene anche se debbo dire che un po' mi girano perchè m'hanno clonato la carta di credito,pero' dicevo sono contento perchè io generalmente non vedo mai il domani ma cerco di guardare al dopodomani.....ed il dopodomani mi sembra roseo sia per me che per la mia grande SIGNORA JUVENTUS!!!!! by marco


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sabato, 30 dicembre 2006 - 14:45

guardate che bell'articolo che ha scritto questo ragazzo........bello ma io continuo a tifare VECCHIA SIGNORA....

Notizia del 30 dicembre 2006 - 11:25
"Aridatece la Triade"

 

L'amaro bilancio di fine anno di un tifoso juventino. Moggiopoli, la serie B, Pessotto, la morte dei due ragazzi della Primavera... e una società di "Moratti-senza-soldi"

 

 
di Pako
Dal mio vangelo...

C’era una volta la Juventus, ora non c’è più. E’ morta. E’ stato bello, ma è finita. Thank you very much, John Elkann. Inutile illudersi. Insensato sperare in una rinascita targata famiglia Agnelli. Folcloristico pensare che in cotante mani l’orizzonte sportivo di questa entità che si ostinano a chiamare Juventus F. C. possa essere diverso da quello di una tonica Sampdoria o di una frizzante Udinese. Niente di male, per carità. C’è di peggio nella vita... Ma se parliamo di Juventus, be’ la Juventus è un’altra cosa. Un’altra cosa che ora non c’è più, scomparsa con la morte di Gianni e Umberto Agnelli. Addio Giuve. Non ti hanno nemmeno dato l’onore delle armi, magari cedendo tutti i calciatori a una sola squadra in modo da far continuare altrove il mito di questi anni. A scanso di equivoci hanno preferito rinforzare gli avversari di una vita, compresi i miserabili indossatori di scudetti altrui.
Il caravanserraglio di amministratori francesi col nome da difensori scarsi dell’Inter, di esperti di tennis, di allenatori di pallavolo, di campioni bolliti e di dirigenti col doppio cognome ha scelto consapevolmente di liquidare la più formidabile squadra di calcio degli ultimi vent’anni, riducendola a un distributore automatico di campioni pronto a colmare le lacune tecniche delle migliori squadre del continente, più l’Inter che dell’aggettivo “migliore” non sa nemmeno come si faccia lo spelling.
Non resta che mostrare voglia di dimettersi da tifosi bianconeri, finché sorte non ci separi da questi inenarrabili Moratti-senza-soldi che ci sono capitati tra i piedi. Non resta che seguire l’esempio di Capello, Cannavaro, Zambrotta, Thuram, Emerson, Mutu, Viera, Ibrahimovic e, spero, anche di Buffon, Trezeguet e Camoranesi. Fossi in Deschamps, me ne andrei di corsa prima del disastro. Questi campioni che sono scappati, o che presto se ne andranno, non sono affatto traditori, né mercenari, tantomeno professionisti senza cuore. Sono persone sane di mente che hanno capito per tempo il progetto funerario di Camogli Gigli o come si chiama il simpatico signore addetto alla liquidazione che tanto piace a quel giornale della City che da anni non ne azzecca una nei settori di sua competenza, figuriamoci quando affronta la scienza calcistica. Il rammarico è che questa liquidazione non sia avvenuta per causa di calciopulitopoli, cioè di quella bufala gettata in pasto ai babbei che leggono la Gazzetta sui banconi dei bar dello sport e si ritrovano con un’erezione ogni volta che compare Pistocchi alla moviola. E’ davvero un gran peccato che non abbia prevalso la linea forcaiola di Borrelli-Palazzi, quella che avrebbe voluto sbattere i campioni d’Italia in serie C per manifesta superiorità, ovvero i nove campioni del mondo delle ultime tre edizioni mundial più Ibra e il pallone d’oro Nedved a fare undici. Ci avesse chiuso bottega Guido Rossi sarebbe stato molto più dignitoso, quasi motivo d’orgoglio. Avremmo potuto denunciare il colpo di stato, far valere l’inconsistenza delle accuse e avremmo potuto indicare uno per uno i reali poteri forti del calcio, quelli che non sono entrati in calciopulitopoli malgrado il passaporto per accedervi fosse stranamente in regola, e anche quelli che ne sono usciti più o meno immacolati. Fosse stato un complotto esterno contro la Juventus, a Torino si sarebbero difesi invece di dire prego-accomodatevi-eccovi-gli-scudetti-eccovi-i-campioni-grazie-mille-se-ci-date-la-B-purché-con-forte-penalizzazione. Non fossero stati loro stessi a perseguire scientemente la liquidazione e la retrocessione e l’umiliazione, sarebbero stati i primi a rimboccarsi le maniche, magari avrebbero restituito un po’ di quei quattrini sottratti dalla quotazione in Borsa e si sarebbero attrezzati per fare un mazzo così a tutti quanti, senza perdere un calciatore e senza rafforzare gli avversari diretti. Invece è successo il contrario. E tutti a credere alla favoletta che la penalizzazione comporta dolorosi e necessari ridimensionamenti, che guarda caso non ci sono stati né al Milan né alla Fiorentina e nemmeno alla Lazio. E nessuno a ricordare che la Juventus odierna non ha perso nemmeno un euro tra sponsor e diritti tv. Nemmeno uno, visto che il popolo juventino è sempre qui. L’unica grave perdita è la Champions League per due anni, ma sarebbe bastato difendersi – come ha fatto il Milan – per riottenerla. L’altra balla è che una società di calcio non possa fare nulla per trattenere un giocatore che vuole andare via. Ah, sì? A Della Valle sono bastati cinque minuti netti per far capire a Luca Toni chi paga e chi comanda.

 

Dimissioni pro tempore da juventino, dunque, per non rendersi complici del misfatto. Non un uomo, non un soldo, nessun alibi per i liquidatori della Juventus, pronto perfino ad accollarmi la pena accessoria di avere molti weekend liberi nei prossimi anni. E’ fin troppo umiliante dover ricordare la sequela di scelte bizzarre, di comportamenti comici e di decisioni folli del nuovo corso torinese. L’unica spiegazione alternativa al trattamento sanitario obbligatorio, cioè al manicomio, è la precisa volontà di far cassa e di rendere i bilanci meno pesanti per un eventuale acquirente. Speriamo che arrivi davvero un nuovo proprietario e che arrivi presto. Faster, please.

tratto da: ilcuny.spaces.live.com


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sabato, 04 novembre 2006 - 12:44

preso dal blog amico JBC......per il resto:no comment....

Opinioni di De Biase

Riporto questo blog che ho letto nel forum di oggi di giulemanidallaJuve. Direi che c'è da pensare!!

De Biase ( giudice del calcioscommesse del 1980 ), risponde ad uno spettatore tifoso della Juventus che telefona a Rete37, emittente privata fiorentina, dove l'ex giudice era ospite, a proposito della Juventus e dell'operato di Zaccone, legale della stessa:

"Non posso sapere perchè la proprietà della Juventus si sia mossa in un certo modo, ma mi sento di dire, al 99%, che la vicenda è stata abilmente pilotata dai vertici della squadra torinese, a cominciare dalla richiesta di Zaccone, che ha lasciato tutti di stucco. Zaccone non è un incompetente, come molti credono, ma è stato solo un attore di questa vicenda. Bisogna avere, innanzitutto, il coraggio di affermare una realtà: il procedimento di questa estate ha partorito un autentico aborto giuridico.

Quando parlo di "aborto giuridico" mi prendo la piena responsabilità di ciò che dico. Quando si vuole espletare in due settimane un procedimento che richiederebbe almeno 6 mesi solo per un corretto iter investigativo, non può che venir fuori un aborto giuridico. Quando si cassa, per motivi di tempo, un grado di giudizio, quando si impedisce agli imputati di portare testimoni, dossier e filmati in loro discolpa, ma gli si concede solo 15 minuti per una arringa difensiva, non si può che parlare di aborto giuridico.

Quando non si concedono agli avvocati difensori degli imputati i testi integrali delle intercettazioni, adducendo che non sono pertinenti, si può solo parlare di aborto giuridico. Quando, infine, si disassegna un titolo ad una squadra, la Juventus, per assegnarlo ad un'altra, l'Internazionale, prima che sia pronunciato il verdetto del primo iter istruttorio, allora siamo ben oltre l'aborto giuridico.

Non è un problema di giustizia ordinaria o sportiva: in ogni paese che si definisca civile eventuali pene e sanzioni devono essere comminate dopo che sia stato verbalizzato un verdetto di colpevolezza, mai prima. E non venitemi a parlare di normative UEFA o di liste da dare alla stessa per le coppe europee: i diritti degli imputati, tra cui quello di potersi difendere con i mezzi che l'ordinamento mette loro a disposizione, vengono prima di una partita di calcio.

Il punto che mi fa pensare che Zaccone abbia agito su input della proprietà è un altro, e cioè il modo in cui si sono mossi i vertici dirigenziali della Juventus, con quel finto ricorso al TAR. Come, mi chiedo, tu allontani i dirigenti, praticamente dichiarandoti colpevole, poi assisti inerte ed impassibile ad uno scempio mediatico e giudiziario ai danni della tua squadra e poi minacci di ricorrere al TAR?

E' il concetto di chiudere la stalla quando i buoi sono fuggiti, se ci pensate bene. Prima ti fai massacrare senza muovere un dito, ti fai disassegnare il titolo, fai stilare i calendari per i campionati e le coppe europee e poi minacci di andare al TAR, strombazzando il tutto sui giornali? Sa tanto di mossa politica per placare l'ira dei tifosi, mi pare. Se Zaccone, che è uomo di valore ed esperienza, avesse avuto il mandato di evitare il disastro si sarebbe mosso in maniera diversa, nel senso che avrebbe fatto notare queste "anomalie" nel tempo intercorso tra la fine del dibattimento e l'annuncio dei verdetti. Quello, infatti, era il momento buono per minacciare di ricorrere al TAR, quando le sentenze non erano ancora state scritte, ma andava fatto in camera caritatis, chiedendo un incontro con Ruperto, Sandulli e Palazzi, e non di fronte ai giornalisti della Gazzetta.

Vi prego di notare che non sto discettando di alta strategia dell'arte forense, ma dei principi basici, dell'ABC della professione, di cose che si insegnano ai ragazzi che vengono in studio a fare praticantato: se tu, avvocato difensore, ritieni di avere delle armi da giocare, chiedi un incontro con il giudice e il PM, nel periodo che intercorre tra il processo ed il verdetto, e gli fai notare che, se il responso sarà giudicato troppo severo, le userai. E qua di armi ce ne erano in quantità industriale.

Poi, di fronte al fatto compiuto, chi si prende la responsabilità di fermare una macchina che macina miliardi di €, tanto da essere la sesta industria del paese? Io, per conto mio, posso solo ribadire il concetto già espresso: una penalizzazione di 8/10 punti, una multa e la squalifica di Moggi e Giraudo per 10/12 mesi, questa era la pena congrua, a mio parere. Ogni parallelo con la vicenda del 1980 è improponibile: qua non ci sono tracce di illecito, né denaro o assegni. L'illecito ambientale non è un reato contemplato da nessun codice, a meno che non si parli di inquinamento atmosferico....."

 

guregn

Opinioni di De Biase 


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domenica, 29 ottobre 2006 - 17:35

cliccate e ridete..........

Porno Olimpiadi


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- 15:22

hayden campione..........

Hayden campione!

valentino non ce l'ha fatta......dopo aver conquistato la pole, parte male e dopo pochi giri è gia' ottavo.Poi sbaglia,cade e a quel punto solo un miracolo puo' evitare il peggio. Riesce a rimontare in moto e a ripartire ma purtroppo nella caduta ha perso veramente tante posizioni e tantissimi secondi: questa volta a valentino non riesce il miracolo......quel miracolo/i a cui ci ha abituato veramente tante volte in questi 10 anni di carriera stratosferica. Merito comunque ad hayden che con la terza posizione ha pertato a casa quel fatidico titolo mondiale che solo poche ore fa sembrava un'utopia.....


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lunedì, 23 ottobre 2006 - 21:42


                                                                                                              
Il film del 2006

Il riepilogo, a modo nostro, della carriera più straordinaria della storia della Formula 1.

Grazie Schumi. Hai cominciato la tua avventura in Formula 1 il 25 agosto 1991 a Spa, uno dei luoghi che sarebbero diventati tuo possedimento, su una Jordan anch’essa nella stagione del debutto. Ti fermasti dopo pochi metri con la frizione bruciata ma quel settimo posto in qualifica dimostrava che avevi del talento, e prima di tutti lo capì quel volpone di Flavio Briatore che ti strappò alla Jordan per la sua Benetton e a Monza cogliesti un clamoroso quinto posto. Era arrivato un nuovo Campione, l’erede di Ayrton Senna. Ma i due anni successivi furono molto difficili, per l’inevitabile apprendistato e per le numerose discussioni con i colleghi, in particolare con Senna, che a Magny-Cours ti rimbrottò a dovere dopo una manovra poco corretta ai suoi danni.

Ma tu intascasti il tuo primo successo, il 30 agosto 1992 a Spa, il circuito più tecnico del Circus, bissato tredici mesi dopo all'Estoril. E venne il 1994, l'anno che doveva essere quella della resa dei conti con Senna, ma Ayrton morì il 1° maggio al Tamburello di Imola mentre tentava di seminarti. Allora le porte per il titolo mondiale ti si spalancarono e non poteva certo essere un Damon Hill qualsiasi, pur con la macchina migliore e pur con due squalifiche (meritate) ai tuoi danni, a fermarti. Ti sei preso gioco di lui per due anni, lo buttasti anche fuori ad Adelaide nella gara che ti regalò il primo titolo piloti. A Spa rimontasti dalla sedicesima posizione in griglia per il tuo trionfo forse più bello, a suggello di un 1995 letteralmente dominato. Poi, improvvisamente, la decisione di cambiare aria.

Grazie Schumi, per aver risollevato la Ferrari. Il merito di averla riportata in alto, da quel ferrovecchio che era all'inizio del 1996, è solo ed esclusivamente tuo. Jean Todt, con Gerhard Berger e Jean Alesi in squadra, non sapeva più a che santo votarsi. Poi è arrivato il Campione e tutto è cambiato. Tu hai saputo dare le motivazioni giuste alla squadra e ai meccanici, tu hai migliorato piano piano le vetture che ti sono capitate tra le mani, tu hai portato la squadra a fare gioco esclusivamente per te, lasciando a Eddie Irvine e Rubens Barrichello solamente il ruolo di gregari neanche troppo di lusso. 73 vittorie e cinque titoli mondiali consecutivi targati cavallino rampante in 180 Gran Premi in rosso, uniti a sei campionati costruttori, non sono uno scherzo.

Hai segnato la storia della Ferrari più di chiunque altro, i vari Ascari, Surtees, Lauda, Gilles, etc. etc. impallidiscono. Dopo aver perso un mondiale, 1997, per demeriti suoi (ricordi la curva Dry Sac di Jerez dove tentasti con Jacques Villeneuve lo stesso scherzo giocato a Hill?) e uno, 1998, per sfortuna e per colpa di... Coulthard (che ammise dopo anni di essersi fatto tamponare da te sotto il diluvio di Spa), l'incidente dell'11 luglio 1999 a Silverstone rischiò di troncarti la carriera. Ma tu hai saputo risorgere e tornare più forte di prima. Nemmeno un pazzesco sorpasso che subisti a Spa per mano di Mika Hakkinen, il tuo più grande avversario escluso Alonso, ti ha demoralizzato. In quel 2000 il titolo tornò tra le tue mani e lo facesti tuo di forza, per merito anche di quelle strategie, messe a punto con il fido Ross Brawn, delle quali sei sempre stato il maestro sommo.

I quattro anni successivi sono stati, meno il 2003, gli anni della Formula Schumi e della Formula Ferrari. La tua superiorità con quelle macchine rosse era imbarazzante e nemmeno Barrichello, a giochi non ancora decisi ma già ben lontano da te in classifica, poteva godersi un momento di gloria, vedi Zeltweg 2002. Dicevamo del 2003: fu proprio chi prenderà il tuo posto l'anno prossimo, Kimi Raikkonen, a insidiarti fino all'ultimo, ma il suo momento non era ancora arrivato. Nel 2004 l'apoteosi della noia vincente: dodici vittorie nelle prime tredici gare, un altro da aggiungere ai tuoi innumerevoli record. Infine, nel 2005, il declino, più che tuo della vettura, che anche nella prima metà del 2006 hai fatto fatica a spingere al massimo. Ma quando hai preso la decisione di ritirarti, ufficializzata a Monza davanti ai suoi tifosi, ti è scattato qualcosa dentro e hai inanellato delle gare incredibili, piene di sorpassi meravigliosi, che hanno zittito tutti coloro che dicevano che non li sapevi fare.

E quando ormai tutti intravedevano il lieto fine, l'ottavo titolo mondiale da vincente, la sfortuna ti ha preso di mira come mai prima d'ora. Ma tu hai saputo lasciare, in Brasile, con una gara capolavoro, recuperando un giro a tutti meno che a Massa e arrivando a pochi secondi da Alonso e Button. Grazie anche per questo. Grazie dei tuoi sette titoli mondiali, dei 249 Gran Premi vissuti senza mai mollare e con una voglia di vincere ineguagliata e ineguagliabile che ti ha portato 91 volte primo alla bandiera a scacchi. Grazie della tua guida martellante sull'asciutto e delle tue acrobazie sul bagnato. Grazie, perché no, anche degli episodi discussi e discutibili, come quello del maggio scorso a Montecarlo, e della tua superiorità meravigliosa e imbarazzante che ci faceva quasi addormentare sulla sedia mentre tu davi lezioni a tutti. Grazie per la tua dedizione maniacale alle corse, ora Corinna potrà finalmente averti tutto per sé. Grazie per il tuo modo di essere che ti faceva apparire antipatico e superficiale nei rapporti umani (vedi l'eterna polemica per il tuo italiano stentato) ma che la dedizione della tua squadra ha dimostrato più volte non corrispondere alla realtà. Grazie infine, per il tuo ultimo, splendido sorpasso al tuo erede su quelle vetture rosse, Kimi Raikkonen. Caro Schumi, non sappiamo se sei stato il più grande di sempre, ma i tuoi numeri record rimarranno come un segno indelebile nella storia della Formula 1. Grazie di tutto. Ci mancherai.

Le voci dal paddock
Addio grande ed inimitabile campione. A volte freddo e calcolatore e forse per questo non amato come il campionissimo brasiliano ayrton ma indubbiamente il piu' grande talento mai espresso in tutti questi decenni di formula 1. by marco 


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Ascolto..

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